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Questa è la mia casa

di Angelo Edoardo Zigrino,

con
Valeria Marri
Stefano Pietro Detassis
Silvano Granci

Tecnico luci – Damiano Augusto Zigrino
Tecnico audio – Valerio Romanelli
Costumi – Eleonora Coltellini
Scenografia e grafica – Bruno Zieger

Regia di A. E. Zigrino.

Con la collaborazione di:
Fondazione storica Venanzio Gabriotti, Associazione storica Alta Valle del Tevere.

Con la Promozione e il Patrocinio della Provincia di Perugia.

Con il patrocinio dei comuni di Città di Castello, San Giustino, Citerna, Monte Santa Maria Tiberina.

Con il patrocinio dell’ Associazione Nazionale Critici di Teatro.

promosso nell'ambito del PROGETTO SPETTACOLO UMBRIA  

 a cura di REGIONE UMBRIA E TEATRO STABILE DELL'UMBRIA

Lo spettacolo rientra nel Progetto Memoria Minore, e nasce dal desiderio di non lasciare all’oblio fatti storici che rendono unico il nostro territorio, l’Alta Valle del Tevere. 

Per maggiori informazioni sul progetto http://www.politheater.it/?page=46-45&lang=ITA

Lo spettacolo “Questa è la mia casa” prende vita dai racconti di memoria minore avvenuti durante la seconda guerra mondiale. 


Partendo dalla documentazione sulle vittime della violenza nazifascista, ci proponiamo, di riportare alla memoria di tutti, fatti che ci appartengono, episodi che sono il nostro passato, conoscenze che non devono essere perdute.
Recuperare la Memoria Minore, mediante ricerche, documentazioni e  interviste, dalla vicenda più drammatica per l’Italia del XX secolo: il passaggio del Fronte, la violenza subita da cittadini inermi  e incolpevoli, le vite distrutte, le vite ricostruite.


Per  memoria minore, non intendiamo fatti di minore importanza, ma fatti che siamo soliti dimenticare perché di minor impatto, ovvero  la memoria di quelle vittime innocenti giustiziate non per un credo politico o ideologico,ma per la condizione che si viene a creare durante un conflitto bellico.


Con uno sguardo rivolto, in particolare, alle sue  vittime indirette, nel nostro caso, alla classe contadina, che si trovò a essere saccheggiata, derubata e talvolta uccisa, per fame.


In guerra  la realtà va  spesso oltre le  motivazioni ideologiche che l’hanno scatenata; il soldato che combatte deve anche mangiare, la popolazione che viene privata di tutto, non combatte più per la vittoria, ma per sopravvivere, ed è per quest’ ultima ragione, più che per volontà politica, che si consumarono i fatti di cui noi ci facciamo  portavoce.


Numerosi sono gli episodi avvenuti nell’Alta Valle del Tevere, così come nel Territorio Provinciale, episodi che rischiano di essere dimenticati, o annoverati statisticamente nello studio della macro-Storia.

Il fine del progetto è quindi quello di documentare, testimoniare, comunicare ciò che è avvenuto e che avviene quando la violenza di chi ha il potere delle armi si abbatte su chi è inerme.

 Il lavoro di scrittura del testo , ad opera del Prof. Angelo Edoardo Zigrino, coglie e nasce dall’esperienza di ricerca che già negli anni 70 i ragazzi del Teatro dei 90 a sua volta fecero affascinati dalle meccaniche distruttrici che muovono queste vicende; affascinati soprattutto dalla non conoscenza di fatti e dalla non voglia di conoscere la verità. Affascinati e quindi responsabilizzati del compito di dover divulgare un sapere collettivo di minore importanza che altrimenti con più facilità rischiano di essere dimenticati.
Nel 1975 il lavoro non per volontà dei suoi artefici, vide una sola replica, ma tante erano ancora le cose da rendere note a un pubblico che sicuramente allora più di oggi, avrebbe vissuto il racconto da spettatore attivo e conoscitore diretto  di ciò che udiva
Politheater riprende il prezioso lavoro di testimonianza diretta che allora venne realizzato, e che oggi non sarebbe più stato possibile avere, e ha continuato su questo percorso ricercando e intervistando, in alcuni casi per la seconda volta a distanza di 30 anni, ma con la memoria ancora lucida, i diretti sopravvissuti, gli ultimi testimoni diretti, ma anche i parenti delle vittime. La volontà è stata quella di vivere attraverso le parole e i loro racconti, le emozioni da portare sul palcoscenico perché la memoria minore si riappropri di una memoria collettiva giovane.


Lo spettacolo fa tesoro delle tante ricerche storiche che altri storici di Città di Castello hanno portato avanti e in queste si inseriscono e trovano collocazione l’approfondimento di vicende che appunto per la loro importanza minore  spesso non trovano spazio se non i poche righe di inchiostro.
Una di queste piccole vicende a in noi suscitato l’energia per la creazione di un’emozione lunga uno spettacolo; i personaggi e la vicenda cruciale dello spettacolo ricalca la storia della tragedia di Pian dei Bruci ( o Brusci, diverse  infatti sono le pronunce a seconda delle sfumature dialettali), più in particolare delle famiglie Ramaccioni e Sorbi.
Pian dei Bruci era un podere, ancora adesso c’è, sulla strada che da Trestina porta a Morra, dove vivevano le due famiglie alle dipendenza del padrone di Roma per i Ramaccioni e ….. per i Sorbi.
Famiglie numerose dalle braccia forti, contadini che hanno avuto la colpa di avere ancora cibo e bestie al passaggio del fronte.
Una diretta sopravvissuta ci racconta così la causa di quel genocidio:” ci accusavano di nascondere gli inglesi, ma dove???...inglesi, tedeschi, fascisti, partigiani per noi erano ormai tutti amici e nemici, utti contro tutti nel caos totale che regnava in quei giorni”
L’Eugenia dello spettacolo così racconta del momento del passaggio del fronte, dopo essere state portate via da casa in fila dirette chissà dove, forse al comando, sotto i fucili dei tedeschi “ ci dicevano di scappare, sorridevano, andate via andate via. Noi non capivamo. Così scappammo di chi qua chi di là , chi in un fosso chi in una macchia…”

Il fine dello spettacolo è quindi quello di documentare, testimoniare, comunicare ciò che è avvenuto e che avviene quando la violenza di chi ha il potere delle armi si abbatte su chi è inerme.

 

La scenografia curata da Bruno Zieger mette ancora di più in risalto l’inerzia delle vittime di fronte alla violenza dei carnefici: sullo sfondo si innalzano figure metalliche di oltre quattro metri che sovrastano i personaggi sopraffacendoli.

 


Download: scheda luci.pdf